Quote al ribasso: Il Mito Delle Proteine – Seconda Parte

La favola del quantitativo proteico divulgata dagli enti 'esperti'

di Franco Libero Manco
Il mito delle Proteine. Negli anni ’70 le quote minime proteiche giornaliere consigliate dalla FDA erano di 300 grammi al giorno, negli anni ’80 erano calate a 250, negli anni ’90 a 200. Nel 2000 erano state ulteriormente decurtate a 150 e attualmente a 75.
Le scuole igienistiche ANHS da un secolo ammoniscono l’umanità a rispettare il livello proteico di 11-25 grammi giornalieri, visto che 11 grammi è la quota massima assorbibile da un bambino e che oltre i 25 grammi ha inizio il micidiale fenomeno dell’acidificazione del sangue.

Il fisiologo tedesco Voit, della scuola di Monaco, nel 1890, nel tentativo di stabilire il quantitativo necessario al buon rendimento di una persona, stabilì in 118 grammi al giorno tale quantitativo. Per chi eseguiva lavori leggeri, e in 145 grammi per chi eseguiva lavori pesanti. Queste cifre erano state dedotte sicuramente da una statistica fatta su persone proverbialmente smoderate nel mangiare.

Proteine? Sempre meno

Più tardi l’americano Chittenden, lavorando con metodo scientifico, stabilì il consumo medio di proteine in 55 grammi, cioè un terzo della cifra indicata dal Voit. Successivamente un altro fisiologo tedesco, Rubner, sperimentando su atleti, facchini e operai, ridusse ulteriormente la dose minima giornaliera portandola a soli 37 grammi al giorno.

Poi nel 1957, un comitato di esperti della Fao e dell’Oms stabilì il necessario quantitativo in un grammo per Kg di peso corporeo al di. In aggiunta nel 1963, lo stesso comitato concordò di dimezzare la quota, precedentemente stabilita e di portare a 35 grammi la percentuale di proteine necessarie, per persona al giorno, cioè 0,5 grammi per peso corporeo. Gli igienisti ritengono che tale quantitativo sia ancora eccessivo e che sono sufficienti 0,25 grammi.

Nel 1728 il Dr. Bartolomeo Beccari, scopritore del glutine del frumento, dimostrò scientificamente l’isovalenza tra le proteine animali e vegetali. L’utilizzazione delle proteine da un determinato alimento è tanto più grande, quanto minore è la sua percentuale proteica.

In conclusione Metchnikoff dimostrò che l’origine di tutte le malattie è da individuare nella putrefazione degli alimenti nell’intestino. In certe monache di clausura, dispensate dal mangiare carne, il cancro si manifestava con maggiore frequenza delle loro consorelle vegetariane.

 

Valori proteici medi, in percentuale su 100 gr, di alcuni elementi

Soia secca: 37; seitan: 36; parmigiano: 34; pinoli: 32; arachidi tostate: 30.
Pollo, salame, germe di frumento ed Emmental: 28; pecorino e tacchino: 26; fontina, prosciutto crudo e scamorza: 25.
Legumi secchi e wurstel: 23; mandorle, bovino e alice fresca: 22; pancetta, maiale, tonno fresco, tofu, agnello e bovino: 21. Gallina, orata, prosciutto cotto e frutta secca oleosa: 20; pollo: 19; mozzarella di bufala, merluzzo e sogliola 17.

Capretto, cavallo, coniglio, mortadella e trota: 15; noci e gamberi freschi: 14; frumento duro e uovo di gallina: 13.
Cereali integrali secchi e cozze: 12; formaggino: 11; polpo: 10; mais: 9; pane 00: 8,5; pizza bianca e castagne secche: 8. Pane integrale: 7,5; broccoli: 5; spinaci, funghi porcini e funghi freschi: 4; yogurt e latte di mucca intero: 3,5.
Prugne e datteri: 3; riso bollito: 2,5; asparagi, carciofi, patate, bietole, cavoli, zucchine e lattuga: 2.
Banane, pomodori, cachi e olive: 1,5; arance, mandarini, ciliegie, fragole e fichi: 1.

 

Alimentazione Vegan: il mito delle proteine – Prima parte

 


Franco Libero Manco
Si laurea in architettura presso l’Università di Roma. Nel 1975 diventa vegetariano e nel 1990 vegano per motivi etici. Da molti anni tiene conferenze nella sede dell’Associazione Vegetariana Animalista, della quale è presidente, ed in varie città d’Italia. Ha stampato e pubblicato vari testi a carattere etico, spirituale, filosofico, poetico, antropologico.Giornali e riviste nel corso degli anni hanno pubblicato numerosissimi suoi articoli.   Sito Web: A.V.A.

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