Associazione Culturale Vegetariani e Vegani Siciliani

L’ allevamento intensivo, un disastro ecologico senza eguali

Siamo solo noi che possiamo relegare l'industria della carne nel passato ed abbiamo un sacco di ottimi motivi per farlo. In questo articolo elencheremo i più importanti.

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La produzione di carne è una sciagura, da qualsiasi prospettiva la si guardi. Testi scientifici, relazioni di esperti, ricerche, ONG ed organizzazioni di ogni tipo ce ne consegnano quotidianamente le prove.

Siamo solo noi che possiamo relegare  l’industria della carne nel passato ed  abbiamo un sacco di ottimi motivi per farlo. In questo articolo elencheremo i più importanti.

Sono stati gli Stati Uniti a diffondere nel mondo il modello degli allevamenti intensivi che già ai tempi dei primi pionieri fecero capolino con i primi ranch e le grandi mandrie.

L’allevamento intensivo offre molti vantaggi alla grande Industria compreso quello di avere alimenti più economici.  E sembra proprio il prezzo quello che oggi si rincorre sempre di più. La grande industria zootecnica lo sa bene e dunque investe sempre di più nella creazioni di nuovi capannoni/lager.

allevamento intensivo
pubblicità dissonante. evoca felicità con immagini di resti di animali

Allevamento intensivo anche no

La cosa buffa è che la maggior parte della gente associa i grandi allevamenti intensivi a verdi pascoli e bestiame che pascola felice. Merito anche delle pubblicità ingannevoli  cariche di dissonanza* che vengono realizzate ad hoc. Carni preziose associate a mucche allegre e di ‘qualità’ o wurstel e formaggi che richiamano l’idea di famiglia felice non sono altro che strumenti atti a distogliere la mente su ciò che davvero c’è dietro la produzione di carni e latticini di ogni genere.

Vediamo insieme quali sono i motivi per cui si dovrebbe immediatamente abbandonare la dieta carnea. Motivi ambientali che esulano da quelli etici che qui non affrontiamo (da soli basterebbero ad interrompere il nutrirsi d’animali, a prescindere dalla catastrofe ambientale in corso, ndr)

Risorse alimentari

Secondo la FAO, la produzione di cibi di origine animale soprattutto di carne, richiede un enorme uso di risorse alimentari. Un terzo della produzione mondiale di cereali (centinaia di milioni di tonnellate) viene consumata dagli animali allevati [1] invece di essere destinata all’umanità. Per produrre 1kg di carne occorrono circa 22kg di vegetali[2].
E non è tutto. Il 75% della produzione di soia del mondo è destinato all’alimentazione degli animali da allevamento. Addirittura  si stima che il 93% della soia che entra in Europa è destinato ad alimentare gli animali. Di conseguenza  per via indiretta (mangiando animali e derivati) si arrivano a consumare  61 kg all’anno di soia.[3]

Entro il 2050 la metà dei gas serra deriverà direttamente dal nostro attuale modello alimentare. Con una dieta vegetariana sarebbero ridotte del 63%. Con una dieta vegana del 70%.[4]

Risorse Idriche

L’allevamento intensivo richiede uno smodato impiego di risorse idriche. Un manzo può consumare fino a oltre 80 litri di acqua al giorno, un maiale oltre 20 litri e una pecora circa 10 litri, e una mucca da latte, durante la stagione estiva, può arrivare addirittura fino a 200 litri di acqua consumata in un solo giorno[5]. 

Deforestazione e degradazione del suolo

Secondo la FAO, «il settore dell’allevamento rappresenta, a livello mondiale, il maggiore fattore d’uso antropico delle terre». La moderna zootecnia utilizza il 30% dell’intera superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci e il 70% di tutte le terre agricole.
Molte persone credono che la causa principale della devastazione delle foreste sia il taglio di legname, ma in realtà questa attività non causa deforestazione, ma solo degradazione dell’ambiente: ad esempio, nella foresta amazzonica il taglio di legname è responsabile solo di un 2-3% della deforestazione totale. I terreni da destinare al pascolo vengono invece letteralmente devastati e rasi al suolo con l’uso di enormi bulldozer o dando il tutto alle fiamme. Poiché la terra liberata dalla foresta non è adatta al pascolo, in quanto scarsamente nutrita, dopo pochi anni di pascolo il suolo diventa sterile e gli allevatori devono abbattere un’altra sezione di foresta per spostarvi le mandrie, lasciandosi dietro vaste distese di terre desolate[6]

Gas a Effetto Serra

Secondo un rapporto FAO, pubblicato dal Worldwatch Institute, il totale delle emissioni di gas serra attribuibili al settore zootecnico rappresenterebbe una quota pari o superiore al 51% delle emissioni totali. La produzione di un solo chilo di latte comporta una emissione di 2,4 kg di CO2 equivalenti [7].
Un altro studio ha stimato che la produzione di un chilogrammo di manzo causa una emissione di gas serra e altri inquinanti maggiore di quella che si ottiene guidando un’auto per tre ore e lasciando nel frattempo accese tutte le luci di casa.[8]

Anidride Carbonica

Entro il 2050, la sola anidride carbonica prodotta dall’industria della carne supererà la soglia limite. Oggi è già un terzo del totale di tutta l’anidride carbonica prodotta. L’allevamento industriale ne è il primo responsabile.[9]

Conclusione

Dunque cosa aspettare? Scegliere di non nutrirsi di animali e derivati sembra essere l’unica scelta sensata da fare .

 

Note:

*Qualsiasi accostamento che produca un effetto disarmonico o discordante.

[1] FAO

[2] South Dakota State University

[3] rapporto del WWF

[4] Studio Università di Oxford

[5] Department of Primary Industries

[6] Center for International Forestry Research

[7] FAO, Greenhouse Gas Emissions from the Dairy Sector

[8] New Scientist, Meat is murder on the environment, 18 July 2007.

[9] Animal Equality

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