Delfini, gabbie d’acqua tra applausi e ipocrisia

Una vasca non è il loro posto naturale

Gabbie d’acqua. Non sono luoghi felici per i delfini. Nè per le orche nè per le foche nè per  tutti quegli animali acquatici che vivono in cattività. Prigioni dove noi umani li costringiamo a dar spettacolo in pochi metri cubi d’acqua. Loro che sono nati per nuotare liberi nei mari e negli oceani. E che sono per noi il simbolo vivente della gioia di vivere.

Un vecchio, ma purtroppo sempre attuale spot, girato da Giorgio Panariello e Licia Colò a sostegno della campagna europea promossa dall’associazione spagnola Faada e realizzata in collaborazione con Born Free Foundation, ci mette dinnanzi al fatto che in fondo le vasche degli acquari sono gabbie.

L’associazione Marevivo ci ricorda che ”i delfini sono straordinari animali selvatici che percorrono oltre 100 km al giorno nei mari e negli oceani. Estremamente intelligenti e con una loro coscienza e sensibilità, vivono in gruppi regolati da dinamiche complesse e comunicano fra loro con un linguaggio articolato come quello umano.”

”Rinchiusi in vasche , in una condizione che non può riprodurre l’ambiente naturale in cui i delfini vivono, né può soddisfare le loro esigenze biologiche e di conservazione, questi incredibili animali non possono raccontare a tutti coloro che vanno a vederli nei delfinari la loro vera natura, i comportamenti né quindi trasmettere quel senso di libertà che soltanto il mare possono garantire loro.”

 

Certo, sembra tutto bello. Gli addestratori che li baciano, che li abbracciano. Che li ricompensano ad ogni esercizio ben eseguito. Il pubblico che applaude intenerito.
Ma a pensarci bene, una gabbia d’acqua è il loro posto? A noi sembra che sorridano sempre ma non è così.

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