Associazione Culturale Vegetariani e Vegani Siciliani

Mulesing, la crudele realtà dietro la produzione della lana

Una pratica dolorosa e spesso mortale per gli animali che lo subiscono

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Mulesing è un particolare procedimento utilizzato negli allevamenti ovini. In pratica è lo scuoiamento della zona anale e perianale di animali vivi. Questa tecnica viene utilizzata per ridurre al minimo l’infezione di larve di mosche ( flystrike) ed è praticata soprattutto in Australia e Nuova Zelanda negli allevamenti di pecore merinos.

Tutto questo viene  fatto per rendere la pelle di quella zona liscia e con cicatrici che non agevolano la deposizione di uova di mosche. Capita spesso però che prima che le ferite sanguinanti si chiudano si verifichi comunque il flystrike . Alcuni esperti affermano che con un programma di allevamento specifico gli agricoltori potrebbero avere in circa due anni delle pecore resistenti a questa aggressione . Malgrado questa alternativa la maggioranza dell’industria della lana australiana rifiuta  di effettuare questo cambiamento, preferiscono non perdere tempo e profitto.

Cos’è?

Una raccapricciante tecnica utilizzata da alcuni produttori che consiste nell’amputazione (senza anestesia o medicazioni) della pelle nella zona anale e perianale.

 

A cosa serve?

Secondo gli allevatori, è questo l’unico modo per evitare che le mosche depongano le loro larve nelle pieghe che la pelle forma in questa area.

Il principale produttore mondiale di lana, e quindi allevatore di pecore, è l’Australia (25% della produzione mondiale). Probabilmente non tutti sanno che nell’industria della Lana è considerato accettabile un livello di mortalità di agnelli e pecore che si aggira sui 3 milioni di animali l’anno. La maggioranza delle pecore australiane subiscono il “mulesing“.
Anche se le pecore non vengono uccise per potere ottenere la loro lana, la tosatura è comunque una pratica violenta. Gli animali sono immobilizzati e la tosatura avviene senza particolari attenzioni verso l’animale. Nell’industria della lana il tempo è denaro e tagli, lesioni e anche parziali amputazioni sono il prezzo che ogni singolo animale deve pagare oltre a perdere tutto il suo manto. Quando le pecore diminuiscono la produzione di lana, sono inviate al macello per la produzione di carne e imbarcate (decine di milioni ogni anno) verso Medio Oriente e Nord Africa.

Storia del mulesing

Mulesing prende il nome da John WH Mules, che ha sviluppato la pratica. Mentre tosa una pecora che aveva subito diversi flystrikes ( infestazione di larve di mosca) , la mano gli scivola e le sue forbici rimuovono alcuni lembi di pelle dalla zona anale. Dopo aver eseguito la procedura per le altre pecore, Mules nota che ha impedito il verificarsi di flystrike.
La procedura viene affinata, sperimentata, e dimostra di ridurre flystrike. E’ stato approvato quindi in Australia nel 1930, l’uso di tale pratica.

Metodo

Oltre 20 milioni di agnelli di razza merinos sono attualmente mulesed ogni anno. La maggior parte avrà la coda tagliata ed i maschi saranno castrati allo stesso tempo.
Mulesing comporta il taglio una fetta a forma di mezzaluna di pelle da ogni lato della zona dei glutei, il taglio al solito su ogni lato è di 5 – 7 centimetri in larghezza e si estende poco meno della metà strada tra l’ano al garretto della gamba posteriore di lunghezza. La pelle è anche spogliato dai lati e la fine del moncone di coda. Questa procedura chirurgica è fatta solitamente senza anestesia.

Cosa si può fare per contrastare il mulesing

Indubbiamente acquistare indumenti cruelty-free. Oggi il mercato offre tantissimi tessuti naturali che non prevedono lo sfruttamento animale. Soltanto condizionando la domanda del prodotto finale si può sperare che le cose cambino. Certo, ci vorrà del tempo ma è anche bello e giusto iniziare a fare la propria parte in difesa del mondo animale.

 

Fonti:
http://www.animalsaustralia.org/
http://www.peta.org/

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