Il biologico poco bio e la nuova normativa UE

L'Italia ha votato contro chiedendo provvedimenti più restrittivi

Non bastavano più le parole magiche ed allo stesso tempo ingannevoli (tuttavia consentite) come “benessere”, “natura, “naturale”, “light” usate a sproposito sulle confezioni alimentari. Ora anche il marchio “Biologico” non ce la racconta giusta su quello che mangiamo.

Il nuovo testo approvato dal Parlamento Europeo entrerà in vigore nel gennaio 2021 ma l’Italia ha votato contro chiedendo norme più restrittive. Infatti essa permette agli Stati di mantenere soglie meno rigide in materia di fitofarmaci o contaminazione da Ogm.

Anche Coldiretti si è schierata contro la nuova normativa UE che andrebbe a danneggiare soprattutto l’Italia e la possibilità di produrre biologico senza utilizzare suolo.

normativa UECitando testualmente il comunicato  “ciò contrasta totalmente con i principi fondamentali che caratterizzano questo metodo di produzione, che non può prescindere dalla terra. Al contrario, la previsione di una deroga consentirà ad alcuni Stati del nord Europa di continuare a produrre impiegando letti demarcati in serra per un periodo di 10 anni. Per i prodotti importati, infine, continuerà a sussistere il principio dell’equivalenza, sia pure per un periodo transitorio, durante il quale sarà più elevato il rischio di un aumento delle importazioni prima dell’adozione del sistema di conformità.  E in ogni caso, qualora sussistano ragioni di approvvigionamento, la Commissione – precisa Coldiretti –  potrà sempre autorizzare l’importazione dai Paesi terzi di prodotti biologici anche quando questi ultimi non dovessero rispettare le norme europee sulla produzione biologica.”

La strategia di Coldiretti è puntare al più presto sul marchio nazionale per le produzioni biologiche italiane a tutela del nostro Paese che da sempre si contraddistingue per gli standard elevati.

Mentre noi consumatori, nel nostro piccolo, quali strategie possiamo attuare?

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Un’altra  soluzione ovvia ma anche la più difficile è coltivare il nostro orticello, a casa nostra o aderendo alle varie campagne di orti urbani già in atto da alcuni anni in molte città italiane.
Se questo non fosse possibile possiamo acquistare prodotti dai mercati locali (i cosiddetti mercatali o “farmers market”) in cui è possibile trovare anche del cibo biologico ed a km zero.

I G.A.S., (Gruppi d’Acquisto Solidale) costituiscono un’ottima soluzione. Fenomeno nato negli anni ’90 e in forte espansione hanno come obiettivo il consumo critico. I G.A.S. sono gruppi di persone che si riuniscono per acquistare insieme prodotti agricoli e non, direttamente alla fonte. Spesso ci si rivolge ad uno o più produttori locali (in base alle dimensioni del G.A.S.) verificando personalmente il metodo di produzione seguita. Si chiama Certificazione Partecipata.
Questo è importante perché gli Organismi di Controllo chiamati a certificare l’effettivo metodo biologico della produzione hanno costi molto elevati. Otre ai possibili conflitti di interesse tra certificato e certificante.

Un’altra possibilità di assicurarsi un buon prodotto genuino e non trattato chimicamente è rivolgersi ad un negozio di fiducia che dia personalmente certezze sulla provenienza dei prodotti.



Simona Camiolo
Classe 1967. Nata a Lodi,vive ad Arezzo,sposata e mamma di 3 figli.
Diplomata in Lingue e laureata in Relazioni Pubbliche e Discipline amministrative presso IULM di Milano. E’ vegana e viene in pace.
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