L’insostenibilità della fabbrica delle uova, pulcini e galline uccisi a milioni

Una nuova investigazione di Esseri Animali denuncia l'orrore dietro la fabbrica delle uova

Nella fabbrica delle uova le galline sono mandate al macello dopo nemmeno 2 anni di vita. La vita media in natura di una gallina va dagli 8 ai 15 anni. Vengono dunque uccise ancora giovanissime. Selezionate geneticamente, alimentate con cibi iperproteici ed esposte a luce artificiale, le galline diventano macchine ad alta produttività capaci di deporre fino a 300 uova l’anno, contro le 100 che riuscirebbero a fare in un contesto naturale.

”Le galline non sono gli unici animali a morire per la produzione di uova. I pulcini maschi non le depongono e la loro carne non ha valore commerciale. Quindi sono uccisi negli incubatoi, tritati vivi come se fossero un rifiuto. Dal piccolo negozio sotto casa fino al grande supermercato, la quasi totalità delle uova che si trova in vendita, sia intere che utilizzate come ingrediente, non sfugge a queste pratiche crudeli” dichiara l’associazione Essere Animali.

fabbrica delle uova
Essere Animali – diritti riservati

La fabbrica delle uova: 1 mq per 9 galline

Ogni uovo commercializzato è contraddistinto da un numero da 0 a 3 che identifica la tipologia di allevamento. I più diffusi sono gli allevamenti in gabbia, il 60% del totale, in cui sono prodotte le uova con il codice 3. Ogni animale ha a disposizione 750 cmq, poco più che un foglio da stampante in cui non riesce nemmeno ad aprire le ali. Le immagini mostrano galline che versano in uno stato di profonda apatia e con evidenti problemi di plumofagia. Una patologia che le porta a strappare le penne a sé stesse o alle compagne. Frequenti sono i problemi alle zampe a causa della crescita incontrollata delle unghie, che non si consumano e si attorcigliano pavimento della gabbia, fatto di rete metallica.

Negli allevamenti ‘a terra’, definiti dal codice 2, la legge invece impone che in un metro quadrato vi siano 9 galline. Non vi sono gabbie ma il sovraffollamento è evidente. La mancanza di luce solare provoca comunque anemia, visibile nelle creste abbassate e nelle zampe pallide. Il continuo contatto con la lettiera, che assorbe escrementi e urina, favorisce le infezioni agli arti inferiori.

“Negli allevamenti intensivi, sia in quelli in gabbia che in quelli ‘a terra’, documentiamo la presenza sistematica di galline spennate, ferite e di cadaveri spesso cannibalizzati dagli altri animali. Ripercussioni gravi non solo sul benessere animale, ma anche sotto il profilo sanitario”, sostengono i responsabili dell’associazione.

In Italia solo l’8% delle uova proviene da allevamenti ‘all’aperto’ o ‘biologici’, contraddistinti rispettivamente con il codice 1 e 0. Qui le galline hanno accesso ad uno spazio all’aperto per alcune ore al giorno, ma anche questa produzione implica l’uccisione dei pulcini maschi e delle galline a fine ciclo.

“Molte persone ci chiedono come possono evitare l’acquisto di uova che provengono da questo sistema irrispettoso degli animali. Alcuni si riforniscono dal ‘contadino di fiducia’, ma per cambiare veramente le cose è necessario rivedere i nostri consumi.” “Ogni italiano infatti”, conclude l’associazione, “mangia circa 140 uova l’anno, a cui si aggiungono altre 76 uova utilizzate come ingredienti in pasta e dolci già pronti. Con questi numeri, è necessario l’allevamento intensivo”.

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