Rieccoci col titolone da stadio: la dieta vegana è nociva al feto

In realtà la Scienza afferma il contrario

Secondo l’ANSA la dieta vegana sarebbe un grande rischio per il feto. E questa news d’agenzia è rimbalzata sui quotidiani.

Il Fatto Quotidiano lancia la notizia con ben due super titoloni altisonanti.
1. Dieta vegana o vegetariana in gravidanza, “triplicati in 2 anni casi di deficit di B12: rischi danni neurologici per neonati”
2. “Danni neurologici al feto con la dieta vegana”

Digitate questi titoli su google se vi va di leggerli e confrontateli con quello linkato qui sotto Alimentazione vegan per la mamma e il bambino che afferma l’esatto contrario. Avrete modo così di vedere quanto terrore s’instilla in chi queste informazioni non ha.
Perchè ancora e malgrado tantissime smentite scientifico/mediche ancora c’è qualcuno che enfatizza negativamente la dieta vegana. Evidentemente piace poco? Cliccate sul titolo qui sotto e leggete cosa afferma la Scienza che studia Nutrizione Vegetale già da qualche anno.

Alimentazione vegan per la mamma e il bambino

di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana

dieta vegan

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Ora, con tutto rispetto per i giornalisti che se ne sono occupati, ma è possibile ancora oggi nel XXI secolo distribuire della informazione così poco articolata su questioni che riguardano la salute?
Ma a pensarci bene quanti titoli si leggono sui quotidiani sulla dieta onnivora fai da te che sforna obesi e diabetici infantili oltre misura? Direi nessuno o quasi.

L’Avvocato Carlo Prisco, autore de ”Il dovere del vegetarismo” e fondatore del sito Eusebismo – la filosofia del rispetto  interviene dunque per fare chiarezza con una lettera indirizzata al Dr. Carlo Dionisi Vici l’esperto che ha fatto le dichiarazioni contenute nell’articolo ANSA, padre di tutte le altre news. Lo ringraziamo per averci autorizzato a pubblicarla.

 

<<Egregio Dottore,

ho letto con vivo interesse l’articolo pubblicato sul sito web ANSA, di cui al seguente URL:

[Con la dieta vegana rischio danni neurologici al feto, ndr]

Nell’articolo si legge una Sua dichiarazione del seguente letterale tenore: “La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l’allattamento, spiega Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Metabolica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma”.

Poiché, in qualità di avvocato, mi occupo anche in ambito giudiziario di simili argomenti, ma purtroppo spesso le notizie vengono riportate dai media in modo frammentario, erroneo, capzioso, superficiale, e a volte perfino falso o perlomeno distorto, ho pensato di rivolgermi direttamente a Lei per verificare l’esattezza della predetta citazione.

Mi permetto dunque di porLe i seguenti quesiti:

1) Lei è in grado di affermare che i casi oggetto dell’articolo siano ascrivibili, singolarmente o nella generalità statistica, a regimi alimentari materni di tipo vegano? Se sì, in quale esatto numero/percentuale? E, nel caso, esiste documentazione in grado di attestare simili dati?

2) Nel virgolettato si legge che “La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta negli alimenti di origine animale”.
Mi risulta che l’assorbimento umano di B12 dalle uova sia pari al 9%, mentre da pesce e carne di animali di terra variabile tra il 40 e il 60% (fonte: Watanabe, F. (2007). “Vitamin B12 sources and bioavailability”. Experimental Biology and Medicine. Maywood. 232), ma di Vitamina B12 gli animali non sono produttori, essendo questa prodotta da batteri. Quindi, se l’affermazione a Lei ascritta fosse correttamente riportata, mi potrebbe spiegare in che senso intenderebbe che la B12 si trova negli “alimenti di origine animale”? Ciò vorrebbe dire che gli animali la sintetizzano? O che l’assorbimento tramite cibi animali sarebbe superiore rispetto a quello diretto?

3) Da quanto mi risulta la vitamina B12 presente negli “alimenti di origine animale” sarebbe frutto dell’addizione di detta vitamina nei mangimi. Lei è al corrente di questo? Certo, mi rendo conto che trattasi di informazione non attinente alle Sue competenze, ma pur sempre connessa con le suddette dichiarazioni: quindi se Lei ne è al corrente, Le domanderei per quale motivo riterrebbe l’assunzione di vitamina B12 tramite integratori somministrati agli animali – anche in considerazione delle suddette percentuali, assai limitate, di assorbimento tramite i derivati animali – preferibile rispetto all’assunzione da fonti naturali, oppure tramite integratori, oppure ancora tramite integratori aggiunti ai cibi vegetali anzichè a quelli animali.

4) Da tutto quanto sopra si ricaverebbe che l’unica fonte naturale di B12 sarebbe l’assunzione di frutta/verdura coltivate in modo naturale, e quindi contenenti residui batterici: come mai non si trovano riferimenti a questo tipo di assunzione/dieta/produzione alimentare nel suddetto articolo? E se, per contro, tutte le altre modalità di assunzione sono sempre mediate da integratori, cosa renderebbe preferibile un tipo di integrazione rispetto ad un altro?

Confidando in una cortese e dettagliata spiegazione di quanto sopra – certo che Lei comprenda la rilevanza delle Sue dichiarazioni pubbliche e relative implicazioni – La ringrazio e porgo cordiali saluti.

Avv. Carlo Prisco>>

 

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