Coronavirus e Mattatoi: una correlazione pericolosa

Nei mattatoi si è riscontrato maggiore rischio di contagio del virus

C’è un prezzo altissimo da pagare per chi ha lavorato nei macelli di tutto il mondo durante la pandemia. Nei mattatoi si è riscontrato maggiore rischio di contagio del Coronavirus. I maggiori organi di informazione di Usa e Germania fanno il calcolo dei contagi e non nascondono i pericoli che ancora oggi i lavoratori corrono.

La mancanza di un distanziamento sociale durante la lavorazione della carne aumenta il rischio di essere contagiati. In America si sono registrati 29 focolai su un totale di 179 grandi impianti monitorati dal Midwest Center for Investigative Reporting. La conta delle vittime è alta: 45 decessi ma circa 10 mila contagiati. Lo riportano Usa Today e Guardian. Quest’ultimo racconta della prima vittima, una donna della Georgia, morta dopo 10 ore al giorno di lavoro nella macellazione dei polli in un’azienda in cui era impiegata da 35 anni.

In altri Stati si rischia moltissimo; secondo i media americani: Georgia, Mississipi, Arkansas. La posizione del governo Trump in un primo momento era stata chiarissima: il presidente americano non ha chiuso i mattatoi per evitare la carenza di carni sulle tavole degli americani. Qualche giorno dopo, però, il ripensamento e la chiusura che ha determinato un calo della produzione settimanale quasi del 40 per cento.

Per fortuna aggiungiamo noi.

Anche in Germania la situazione non sembra migliore. Secondo quello che ha riportato la stampa locale, ben 200 lavoratori sono risultati positivi ai test in un grande stabilimento che si trova nella zona occidentale del Paese. Focolai sono stati individuati anche in altre due strutture tedesche. I lavoratori dei mattatoi arrivano dall’Est europeo e spesso in moltissimi dividono pochi metri quadrati di abitazione. Paesi come Irlanda, Spagna, Australia, Brasile, Canada e Regno Unito non sono da meno.

 

Nelle ultime ore i riflettori si sono accesi sulla Georgia.  I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno ufficializzato contagiati e decessi nel settore del confezionamento di carne. A metà aprile, un portavoce di Tyson Foods ha confermato che erano morti quattro lavoratori di uno dei suoi stabilimenti della Georgia. Secondo la United Food and Commercial Workers International Union, che rappresenta il settore del confezionamento delle carni e della trasformazione dei prodotti alimentari, almeno 10 operai del settore e 3 dei lavoratori della trasformazione alimentare sono deceduti a causa del virus. Almeno 5mila sono stati direttamente colpiti dal virus.

 

Il gioco dei numeri è elevato e spesso va in contrasto con dati forniti da altre fonti. Molti lavoratori dipendenti, spesso sottopagati, per paura di ritorsioni da parte dei datori di lavoro non dicono nulla e continuano la loro infinita e massacrante giornata di lavoro, anche di fronte ai contagi.

E cresce anche l’allarme tra i cittadini. Ci si chiede se non sia pericoloso mangiare la carne lavorata in questi stabilimenti. Oltre per il male fatto agli animali, allevati stipati e maltrattati, poi uccisi e lavorati per diventare cibo sempre più scadente.

L’orrore dei mattatoi, non è relativa “solo” agli animali, ma anche a chi ci lavora.

Giovanni Finocchiaro

 

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