Gli allevamenti intensivi inquinano di più rispetto alle auto

Greenpeace lancia un rapporto che desta concreta preoccupazione in Europa

Gli allevamenti intensivi provocano più inquinamento che le emissioni prodotte dai mezzi di locomozione.
Il report, basato su rilevamenti di natura scientifica, si riferisce a studi e analisi che vanno dal 2007 al 2018.


Le emissioni di gas serra degli allevamenti sono aumentate del 6 per cento, pari a 39 tonnellate di Co2.
Ed è come se sulle strade del nostro continente circolassero quasi 9 milioni di auto in più.

 

gas serra allevamenti intensivi

Ci sono numeri allarmanti: “Il lavoro effettuato all’interno degli allevamenti produce oltre 500 milioni di tonnellate di Co2 l’anno. Se nel conto vengono compresi le emissioni che derivano dalla produzione zootecnica, la deforestazione si sale a 704 milioni di tonnellate”.

Se si riducessero i consumi del 50% le emissioni dirette farebbero registrare un risparmio di 250 milioni di tonnellate di Co2. Se si arrivasse al 75 per cento, il risparmio di gas serra sarebbe pari a 376 milioni di tonnellate.

 

Ecco perché l’organizzazione lancia l’allarme: “Non possiamo evitare le conseguenze peggiori della crisi climatica se a livello politico si insiste nel difendere la produzione intensiva di carne e di latticini”.

 

Nel corso di un vertice all’Onu, l’associazione ambientalista aveva chiesto a gran voce un cambiamento delle abitudini alimentari proponendo la nutrizione vegetale come modo unico e produttivo per contenere l’aumento della temperatura globale entro i due gradi centigradi, che poi era il livello fissato dagli accordi discussi a Parigi nel corso del confronto sul clima. C’è anche uno studio dell’Università di Oxford in cui si rileva che andrebbero rivisti i consumi di carni in quasi tutti i Paesi esaminati.

 

allevamenti intensivi

 

In Europa bisogna modificare la dieta alimentare, lo conferma ancora Greepeace:

Si deve ridurre la produzione e il consumo di prodotti animali ancor più perché la quantità consumata è ben oltre la media raccomandata per la salute dell’uomo e la salvaguardia dell’ambiente.

A questo punto Greenpeace ha proposto lo stop ai sussidi per i sistemi intensivi di lavoro, la valorizzazione delle pratiche ecologiche, un vincolo sui consumi di carne e latticini almeno del 70 per cento entro il 2030 e dell’80 per cento entro il 2050.

nutrizione vegetale

L’associazione ha rilanciato proponendo progetti che possano valorizzare l’adozione di diete vegetali.

 

In un momento in cui l’allarme pandemia è sempre attuale e discusso, Greenpeace ha anche ricordato: “La zootecnia in Europa deve cambiare per affrontare i cambiamenti climatici, per ridurre le emissioni nocive e per prevenire il propagarsi di nuove pandemie”.

 

Giovanni Finocchiaro 

 

Commenti