Eduardo Ferrante “Si nasce vegani poi lo svezzamento diventa una scelta”

Da dirigente Fiat a stimato Vegan Chef e scrittore di successo

Mostra i muscoli, Eduardo Ferrante. E sul braccio destro il tatuaggio con la scritta “Vegan for life” cattura l’attenzione. Eduardo è uno chef che lavora a Torino dopo aver vissuto esperienze formative di livello indiscusso, come quella nella prestigiosa scuola Lorenzo De Medici di Firenze.

Il suo ristorante, L’Orto già salsamentario è un laboratorio di idee, soprattutto di buona cucina, un centro nevralgico in cui si sviluppano progetti e dove nulla viene artefatto. Racconta Eduardo, la cui famiglia ha radici nella provincia di Catania, Militello Val di Sicilia: “I prodotti di stagione sono la nostra vetrina, se a gennaio un cliente cerca le fragole, per esempio, spieghiamo, con il sorriso, perché non le proponiamo”.

Abbiamo iniziato questa intervista parlando del sorriso, ci parli appunto cosa significa per lei.
“Il sorriso, ecco un’altra caratteristica di chi gestisce l’azienda. Chi dispensa cortesie agli ospiti non lo fa in modo strategico per catturare i clienti, è un modo di essere. Cerco di essere attento a tutto ciò che mi arricchisce, al piacere di cucinare, al sorriso condiviso di una persona che magari non incontrerò più, ma che mi riempie il cuore solamente perché è lì per me o per la mia cucina”.

Come fa Eduardo Ferrante, un dirigente d’azienda il cui obiettivo principale è quello di far carriera in una notissima azienda torinese (la Fiat), a mollare tutto per intraprendere un lungo viaggio per il mondo?

“Ero stanco, volevo comunicare con la gente e godermi la vita. Ho fatto una carriera “sudata” nel mondo dell’informatica, mi occupavo di robotica. Si, Verissimo, mi sono licenziato dalla Fiat e dal ruolo di dirigente. Ho viaggiato molto per lavoro, ho girato il mondo, sono stato in Africa da solo, ho visitato l’India, sono tornato in Europa e dopo questi viaggi la consapevolezza della mia scelta di vita e professionale è stata più forte di prima”.

Oggi dirige L’Orto già Salsamentario, ristorante vegano e crudista al centro di Torino. Dietro il nome del locale c’è una storia curiosa da raccontare, giusto?
“Il salsamentario era un ristorante di salumi gestito dai proprietari precedenti fin dal 1928. Quando io e Rocìo, la mia compagna, lo rilevammo abbiamo fatto in modo che rimanesse la scritta storica. Abbiamo anche fatto un ringraziamento per quello che è stato il locale, e di seguito abbiamo aperto L’orto già Salsamentario. Perché? Perché bisogna avere rispetto per quello che hanno fatto i predecessori al di là del prodotto che commercializzavano. La vita prima era così, ma la storia va avanti e non si deve dimenticare, ma lavorare su quello che è stato e fare del proprio meglio”.

Ecco ha nominato Rocìo e gli occhi si illuminano.
eduardo ferrante e rocio
Eduardo Ferrante e Rocìo

“Rocio Saa è una ragazza che ho conosciuto in Argentina, mi ha aiutato nel viaggio, mi ha fatto conoscere il Cile, la sua terra, e insieme arrivammo fino in Canada. Oggi è la madre dei miei figli, un altro sogno che si realizza nella mia vita”.

I suoi libri scritti su “Alimentazione vegan per lo sport” “Crudo e Vegan”, “Vegan street food” hanno avuto successo, ci parla di questo?

“Vegan street food è un altro sogno che si è realizzato. Rocio ha fatto le foto del libro, frutto del viaggio alla scoperta del nostro mondo. Quando mi licenziai e aprii il blog “Vivirvegan”, dove raccontavo tutto quello che mangiavo e conoscevo, una casa editrice – la Macroedizioni – mi chiamò. Mi seguiva sul web, mi chiese così di tornare in Italia dagli States per mettere su carta cosa stavo scrivendo. Non potevo crederci, ho coronato un altro sogno. Infatti dopo aver rinunciato alla carriera in Fiat, ho viaggiato molto per imparare e avere una formazione importante.

La sua formazione alla fine è diventata arte.

“C’è sempre da imparare, ho cominciato negli Stati Uniti sei anni fa. Di giorno lavoravo in alcuni laboratori. Ho girato molto: in California, a San Diego ho approfondito lo studio relativo al crudismo e vegan food. In Canada ho avuto la fortuna di lavorare in un ristorante dove ho imparato tutte le maestrie della proprietaria, che ha regalato il suo knowhow praticamente ad uno sconosciuto. Entrai per mangiare un boccone e la conobbi. Parlammo e alla fine mi disse: “fermati un po’, lavoriamo insieme”. Ero entrato per mangiare un panino, mi si è aperto tutto il mondo”.

Perchè, Eduardo, lei è diventato vegano?

“Si nasce vegani, beviamo il latte dalla mamma, poi lo svezzamento diventa una scelta. Chi sceglie l’alimentazione vegetale, chi no. I genitori mi hanno svezzato secondo la loro cultura mediterranea: mamma catanese, di Militello, papà napoletano. A 20 anni sono diventato vegetariano grazie ad amici e alle letture che mi consigliò mio zio (macrobiotica, il rispetto della vita). In seguito diventai vegano, per rispetto degli animali. L’animale viene considerato carne da macello e non lo tollero”.

E il ristorante che dirige a Torino propone un menu molto genuino. Una scelta coerente.
“Non utilizzo cibi fuori stagione, né prodotti industriali. L’ultima novità è che non usiamo zuccheri raffinati. I dolci non sono preparati con prodotti industriali. E’ tutto naturale è tutto coerente, si”.

Il rapporto di Eduardo Ferrante con la Sicilia?
“Mia madre è siciliana, a parte tutto, i vostri prodotti  hanno colori e profumi ineguagliabili. A Catania sono stato anni fa nel bar “Abracadabar”, ma anche alla “Cucina dei Colori”. L’offerta in città aumenta. Sono stato a Palermo e pure nell’entroterra c’erano piccole realtà che ora mi auguro possano trovare terreno fertile.
In Italia si muove qualcosa, al Sud c’è una cultura diversa, un po’ stagnante, ma i giovani si muovono a velocità sempre più alta, non solo per un discorso salutista, ma anche per un futuro, per la terra, con una consapevolezza diversa. Non si può comprare insalata nei supermercati, aiutiamo i contadini nelle scelte, utilizziamo prodotti di stagione”.

Veg Sicilia l’aspetta.

“Ci siamo scritti con la presidente Luce Pennisi e prima o poi verrò a Catania per i corsi. Sarebbe un immenso piacere conoscere di persona una realtà in evidente crescita che si prodiga così tanto per promuovere questa cultura e questa scelta di vita”.

Giovanni Finocchiaro

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