Luce Pennisi,fondatore di Veg Sicilia ”Basta con le etichette: Vegan è scegliere di non incentivare il consumismo e lo spreco”

A Catania Convegno VegSicilia "Nutrizione Vegetale, salute, malattia, sostenibilità" col Dott. Vasco Merciadri.

Luce Pennisi, responsabile e fondatrice del nostro progetto  Veg Sicilia, è intervenuta nel corso del convegno “Nutrizione Vegetale, salute, malattia, sostenibilità” che si è svolto nella sede dell’associazione, in piazza Ogninella, sede condivisa con il partner Etna Food Accademy. 

Al convegno, moderato da Carmelinda Comandatore, hanno partecipato il dott. Vasco Merciadri e la dott. ssa Bibiana Lucifora. In collegamento skype il dott. Leonardo Pinelli, medico pediatra, diabetologo ed esperto in nutrizione vegetale.

Dott. ssa Pennisi, ci illustri gli obiettivi di Veg Sicilia in tema di nutrizione vegetale.

“Il veganesimo è  una questione di scelte di vita, di alimenti da mangiare, da conoscere, da gustare e di prodotti che non derivano dallo sfruttamento degli animali e dell’ambiente. Con Veg Sicilia abbiamo una missione, insegnare a conoscere il cibo, soprattutto quello del territorio. Che sia vegan, vegetale, naturale è talmente scontato per chi ha già fatto la scelta, che diventa quasi secondario, anche se prioritario nella sostanza”.

Si tende ancora a etichettare il modo di alimentarsi, quasi ghettizzando le scelte che impropriamente vengono chiamate alternative.

“Il concetto di veganesimo deve essere intanto legato al territorio, alla stagionalità, ai ritmi della natura e soprattutto alla poca trasformazione che subisce il cibo. Colori, sapori e profumi naturali non possono che fare da padroni nella scelta. Etichettare il cibo è la mossa più sbagliata che si possa fare, perché non bisogna ghettizzare né ridurre ad una etichetta la possibilità di varietà dei prodotti della terra. Si è persa la dimensione del cibo vero, e non si può dire sono vegan o mangio vegan senza conoscerlo, senza ritornare in connessione con esso e riconoscerne il valore nutritivo”.

La verità è che spesso mangiamo male e i bambini non ricevono alla base un’educazione corretta.

“Vero. Si mangia troppo e troppo male e il lavoro di associazioni come la nostra dovrebbero portare alla luce un aspetto fondamentale. Quello di riprendere in mano la Scelta e il diritto di mangiare sano, qualitativamente elevato, perché questo diritto ci spetta e perché dobbiamo necessariamente farlo, per noi e per l’ambiente. Abbiamo messo a repentaglio la nostra salute e l’ambiente per un incessante sfruttamento e una sovrapproduzione. Per un cibo qualitativamente scadente, privo di nutrienti essenziali, esasperatamente trasformato.Per un cibo che non è cibo, per un cibo che colma un vuoto e non un bisogno fisiologico”.

Spesso la scelta vegetale diventa la moda del momento, infatti, poi si torna a mangiare male.

“Su questa tendenza, su questa ondata di risveglio dovuto, non è possibile fare della scelta vegetale una squadra di calcio, come ormai lo si fa con la politica. Nè una manifestazione fanatica di altrettanta discriminazione per chi invece non vede in questa scelta la via sostenibile per l’uomo. Non si può scegliere un prodotto da un bollino o da un’etichetta, ma è necessario e doveroso andare oltre, conoscere il cibo e chi lo produce. Perché prima la conoscenza del cibo era nelle mani di chi lo produceva, nella loro passione e nella consapevolezza di coltivare per sé e per gli altri. Pertanto era loro dovere non contaminare questo cibo con veleni e prodotti chimici. Etichettarsi ha lo stesso pregiudizio di chi sceglie di etichettare e discrimina in modo quasi ignorante, perché non apre ma chiude, non illumina ma rende buio e limita ad un solo concetto un mondo possibile”.

luce pennisi
Convegno Veg Sicilia “Nutrizione Vegetale, salute, malattia, sostenibilità”
A volte, ed è capitato anche con i grandi marchi, si etichetta come vegano cibo che non lo è proprio.

“Etichettare un cibo non cibo, trasformato, inutile, zuccherato e per niente nutritivo come vegano, è mera promozione della malnutrizione alla stregua di chi sostiene e promuove il junk food, Onnivoro, che sfrutta processi di trasformazione qualitativamente insostenibili”.

 

 

C’è una soluzione concreta?

“Tornare ai campi o diventare amici dei contadini. Bisogna imparare più da loro, riattivare le relazioni umane, promuovere la comunità agricola e locale, stimolare la fiducia tra abitanti del luogo, innescare l’economia del territorio, promuovere l’agricoltura corretta e pulita promuovendone la vendita diretta, alleggerire i processi e ritornare all’umanità, al poco consumo, alla vera conoscenza del cibo, alla conoscenza dell’uomo e alla connessione profonda con la natura. O adoperarsi per capire come fare”.

Quale è il concetto da promuovere nel mondo vegan in Sicilia?

“Essere vegan, se proprio ci dobbiamo definire, è riconnetterci con la natura, allontanarci dalla sofferenza. E’ assecondare i processi naturali, riappropriarsi della stagionalità e dei  prodotti che offre. Significa insegnare ai bambini che il cibo ha un valore, una storia, una tradizione, che si può scegliere di mangiare diversamente da come fanno tutti gli altri, dare loro la possibilità di fare esperienza con sapori, odori e colori della terra. E’ insegnare la compassione e soprattutto l’importanza delle relazioni umane, che stiamo andando perdendo e che non può essere rappresentata da un’etichetta. Vegan è anche alimentarsi con prodotti di qualità, non introdurre cibo senza un reale bisogno, o un reale desiderio, o una reale eccezione. Vegan è scegliere di non incentivare il consumismo e la sostituzione, lo spreco, contribuendo così ad una insostenibilità ambientale, economica e psichica senza precedenti”.

In molti pensano di tornare indietro nel tempo in modo negativo.

“Nulla di più errato. Non significa che dobbiamo ritornare nelle caverne e cibarci di bacche e cibo crudo. Dobbiamo adoperarci per arrestare questa terribile ondata speculativa che ha fatto perdere al cibo la dignità di carburante per la vita, per lasciare il posto ad una corsa incessante di scatti rubati al momento sacro del nutrimento da condividere sui social, elargendo etichette senza troppa attenzione al vero valore”.

Giovanni Finocchiaro

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