Luciana Baroni di SSNV, “La disonestà intellettuale fa perdere il senso della misura”

Vegana da 18 anni l'unico rimpianto che ha è non esserlo diventata prima.

Luciana Baroni, dirigente medico specialista in neurologia, geriatria e gerontologia, ha conseguito un master universitario internazionale in Nutrizione e Dietetica e nel 2000 ha fondato la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV).

La SSNV è costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori (medici, nutrizionisti, biologi, dietisti, esperti in impatto ambientale, divulgatori scientifici).

Dr.ssa Baroni, lei ha dichiarato di nutrirsi esclusivamente di alimenti vegetali. Da dove nasce questa scelta personale?

La mia decisione risale a oltre 20 anni fa quando ho deciso che la mia etica non era compatibile con il nutrirsi di animali, e ho eliminato tutte le carni (il pesce già non lo mangiavo). Dopo aver scoperto la sofferenza, che non immaginavo esistesse, che sottende alla produzione di latte e uova sono diventata vegana: ormai lo sono da 18 anni ed è stata la cosa più giusta che potessi mai aver fatto. L’unico rimpianto è di non averlo fatto prima.

Com’è nata l’idea di formare la prima associazione no profit in Italia con lo scopo di diffondere e sostenere la scelta vegetariana (SSNV), soprattutto 100% vegetale, e i suoi principi culturali e scientifici?

Quando mi sono affacciata a questo mondo le uniche motivazioni a supporto di questa scelta erano di tipo etico. Troppo deboli per essere trainanti, visto il livello di etica che permea la nostra società. Ho quindi iniziato a studiare gli effetti prima sulla salute e successivamente per l’ambiente, e ho ricevuto conferma che un’alimentazione plant based è trasversalmente vantaggiosa. Per questo ho pensato che era necessario fondare un’associazione che promuovesse le informazioni e i dati scientifici in questo ambito, allora già disponibili ma che negli anni a venire sono diventati sempre più numerosi e convincenti.

Come si articola l’attività dell’associazione e quali sono i presupposti scientifici su cui basare la scelta di un’alimentazione vegetale? Il Journal of the academy of nutrition and dietetics (JAND) ha dato delle linee guida in merito a questo tipo di alimentazione, una fonte autorevole che avvalora questa scelta.

Le linee guida che sono state recentemente pubblicate sul JAND sono frutto di un lavoro pluriennale condotto in seno a SSNV e si basano sul metodo del piatto veg che permette di convertire in tipo e quantità di cibo le raccomandazioni nutrizionali. Questo perché l’associazione si muove rigorosamente nel rispetto dei dati scientifici che testimoniano i benefici della dieta plant-based per la salute e per l’ambiente. Era pertanto nella mission di SSNV fornire gli strumenti per seguire al meglio questa scelta.

C’è una certa ritrosia da parte dei suoi colleghi e dei nutrizionisti nel consigliare una dieta 100 % vegetale. Perché così tanto livore (di alcuni) e tanta ostinazione? Pregiudizio o altro?

Credo sia non conoscenza dei vantaggi e delle modalità da mettere in atto. SSNV sta alacremente lavorando alla formazione dei professionisti della salute, con il master universitario in alimentazione vegetariana, convegni, corsi, oltre a tutto il materiale divulgativo fornito dai siti scienzavegetariana.it, piattoveg.info, retefamigliaveg.info, mioecomenu.it , opuscoli Ci rendiamo conto che la strada è ancora lunga e tortuosa ma ce la faremo!

Le diete vegetali possono prevenire e curare malattie anche di una certa entità: in che termini?

E stato scientificamente provato in studi clinici controllati che le diete a base vegetale, soprattutto nella variante vegan low-fat, sono una misura terapeutica non farmacologica per le più diffuse malattie croniche: diabete, ipertensione, obesità, dislipidemia e malattie vascolari. Tutte le diete a base vegetale sono un efficace misura di prevenzione di queste stesse malattie e riducono la mortalità per tumori.

Ci sono remore nei confronti dell’alimentazione vegetale: molti temono le carenze nutrizionali delle diete vegetali soprattutto in relazione a soggetti deboli come i bambini, gli anemici, le donne in gravidanza, etc. C’è una cattiva disinformazione in merito. È possibile smontare queste preoccupazioni?

Non è facile perché quando si vuole controbattere a qualcosa che si vuole boicottare la disonestà intellettuale fa perdere il senso della misura. Se le diete a base vegetale sono ben condotte oltre a non presentare alcun rischio sono addirittura benefiche. Viceversa le diete che si basano su cibi animali sono le responsabili della pandemia di malattie croniche. In sostanza, analizzando il problema con rigore scientifico e onestà intellettuale si può concludere che i benefici delle diete a base vegetale travalicano enormemente i potenziali rischi, tra l’altro eliminabili in una dieta ben condotta, mentre in una dieta onnivora per quanto sia ben pianificata non eliminerà mai le componenti dannose della dieta stessa

Quanto hanno influito social media e internet nella divulgazione di notizie che hanno fatto prendere coscienza e spinto verso questa scelta? Quante di queste informazioni posso considerarsi veritiere e quali invece da considerare come false nozioni?

Su internet c’è ovviamente tutto e il contrario di tutto ma avendo un’infarinatura di base è abbastanza semplice riconoscere le fake news e starne alla larga. Social media e internet hanno svolto un ruolo fondamentale nella diffusione capillare delle conoscenze.

La scelta di una alimentazione vegetale è basata soprattutto su presupposti etici. Secondo lei, possiamo affermare che i vegetali di cui ci si nutre provocano un minore impatto sul pianeta, visto il largo uso che si fa di pesticidi, Ogm, fertilizzanti?

Assolutamente sì dal momento che, qualunque sia l’impatto dei vegetali, la produzione di cibi animali ne richiede un consumo in media 15 volte superiore. E quindi un impatto decisamente molto amplificato rispetto a quello che si provoca consumando direttamente i cibi vegetali. Poiché, checchè ne dicano i bretariani, non è possibile vivere d’aria, dobbiamo puntare al minor impatto possibile e questo si ottiene con il consumo di cibi vegetali non trasformati.

La nostra associazione, Veg Sicilia, è molto attenta al territorio, all’ambiente, alla qualità e alla stagionalità del cibo, oltre alla scelta di per sé. Non avvalora le etichette e cibi industrialmente trasformati e privi di nutrienti, anche se vegetali. Qual è la sua opinione in merito al business e al marketing “non etico” che si è sviluppato dietro questa scelta di vita e alimentare?

Come vegetariana etica, penso che tutto quello che porta la riduzione dei consumi e della sofferenza animale sia una conquista. Come medico devo però mettere in guardia nei confronti del consumo di cibi vegetali trasformati, che devono essere riservati a situazioni eccezionali. Rimane tuttavia vero che anche questi cibi sono comunque più salutari di qualsiasi cibo di origine animale, anche biologico.

Giovanni Finocchiaro

Commenti