Myra Luce Panascia,  ‘’Il termine vegan ormai significa tutto e niente’’

Catanese doc pioniera del “cibo basato su prodotti vegetali integrali”

Myra Luce Panascia è stata una delle pioniere dello stile alimentare e di vita vegano. Ancor oggi è un fondamentale riferimento per le generazioni già rodate e per chi si avvicina agli ideali per scoprirne pregi e (se vogliamo) difetti.

Myra, da dove nasce la sua passione per il Vegan?

“Vivevo a Milano, era il 1992, l’anno della svolta. Ero alla ricerca di una più elevata qualità di vita. In me nacque un forte sentimento di compassione nei confronti di tutte le creature viventi. Era già insito in me in realtà, fin da bambina. La mia paziente madre faticava a nutrirmi di carni e uova. In seguito, sforzandomi, imparai ad alimentarmi di cibi di origine animale. Quando per motivi etici decisi di diventare – inizialmente – vegetariana, compresi che quella era la mia verità, la mia strada”.

Quanto tempo fa ha cominciato ad alimentarsi in questo modo? C’è un episodio che le ha fatto scattare la molla?

“Gradualmente nel periodo di transizione, dal 1992 al 1996, ho smesso di nutrirmi di prodotti di origine animale. A fine anno 1996, l’ulteriore svolta, quella decisiva: la scelta vegana. Era tempo. Tutto il mio essere si stava trasformando. Decisi di andare in America in Dakota dove vive la tribù dei Lakota per fare esperienza della Sun Dance. Era richiesto, per poter partecipare come assistenti, un periodo di 6 mesi di alimentazione totalmente ‘plant based’. Sorpresa! Durante questi 6 mesi i sintomi della mia rovinosa allergia si attenuarono per scomparire del tutto”.

Contro quali pregiudizi ha dovuto lottare? O quali ostacoli ha incontrato?
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“Mia madre, pur essendo una donna colta, intelligente e sensibile, mi disse: “Morirai… L’hanno detto in TV che se non si mangia carne, si muore”. A ripensarci adesso, provo tanta tenerezza. Allora, un po’ meno. Ero proprio decisa a non mollare. Mia madre però anticipava quello che tutti presero a dirmi. Da considerare che erano ancora gli anni ’90 e che il termine vegan era conosciuto da pochissime persone. Impossibile o quasi trovare proposte vegane nei ristoranti oltre che insalata e verdure grigliate. Andavo quindi in giro o viaggiavo portando con me il mio cibo. Sui voli internazionali fortunatamente si poteva ordinare il pasto vegetariano asiatico che sostanzialmente è vegan”.

La sua esperienza inglese in che modo è nata? E il progetto del vegbus?

“Premetto che avendo studiato Naturopatia e avendo acquisito un vasto gruppo di allievi in transizione verso lo stile di vita vegano, ho dovuto rispondere alle loro richieste. Infatti in molti mi chiedevano degli spunti su come preparare gli alimenti che suggerivo. Da lì ho deciso di approfondire l’argomento, studiando su libri specializzati e frequentando scuole (soprattutto di Raw Food) all’estero e sperimentando in prima persona senza mai tralasciare l’aspetto nutrizionale degli alimenti e la loro corretta combinazione. Ho quindi organizzato per anni Corsi di Alimentazione consapevole sia in Italia che all’estero. Una delle mie basi era diventata proprio Londra.

Londra, il vegbus Just FaB VegItalian Street Food

Il progetto del Vegan Food Bus però è stata un’idea di mio figlio Fabio che con mia grande gioia, mi ha voluto coinvolgere nello start up dell’attività mettendo a punto, insieme, menù e ricette basate su prodotti sia inglesi che siciliani diffondendo il gusto dei cibi di qualità, siciliani e italiani in genere.

Abbiamo chiamato l’attività Just FaB (FaB come Fabio che è il primo nome di mio figlio, FaB come Faboulous, FaB come Food and Beverages). Just FaB VegItalian Street Food in London”.

 

La risposta italiana e quella inglese allo stile veg? Ci parli delle differenze.

“La Gran Bretagna in generale è certamente all’avanguardia riguardo la scelta vegana. Donald Watson fondò proprio in U.K. la Vegan Society nel 1944. L’attivismo animalista conta numerosi sostenitori su tutto il territorio. Infatti nella maggior parte dei casi la scelta vegana ha origine proprio dall’impegno animalista e quindi riguarda non soltanto una predilezione alimentare quanto un completo stile di vita etico e salutistico. Inoltre c’è da considerare che, in particolare a Londra, la popolazione è composta da una alta percentuale di stranieri che arrivano da tutto il mondo portando con sé abitudini e proposte alimentari diverse.
A Londra comunque, la diffusione del cibo vegano e delle materie prime è capillare. Ristoranti, supermercati, mercati hanno opzioni e sezioni dedicate al cibo vegetale e free from. L’Italia con la sua grande tradizione culinaria fa un po’ più fatica ad ampliare le sue proposte. Anche se c’è da dire che il sud con la sua grande abbondanza di vegetali ha già molti piatti vegani come consuetudine. Direi comunque che in generale, il movimento vegano avanza in tutto il mondo e quindi le differenze stanno quasi scomparendo”.

In Sicilia a che punto è secondo lei il percorso di …conversione?

“Basta visitare i nostri mercati storici per comprendere che l’alimentazione siciliana è basata in alta percentuale sui prodotti della terra. Un aspetto molto positivo è la volontà di tanti giovani di ritornare proprio alla terra riscoprendo le antiche sementi e le coltivazioni naturali in zone che possibilmente erano state abbandonate. La Sicilia potrebbe diventare un punto di riferimento per tutta l’Europa e oltre”.

Catania è la città più veg del Sud?

“Francamente non ho dei dati statistici. Tutto il sud d’Italia produce grandi quantitativi di ortaggi, frutta, verdure, legumi, cereali, semi, erbe aromatiche. Il loro consumo fa parte della memoria ancestrale delle popolazioni del Sud. Catania in particolare, ha fatto passi da gigante. Confrontando i miei primi anni da vegana ai nostri giorni, posso solo essere fiera della grande diffusione della proposta vegana alla quale, modestamente, credo di aver contribuito in modo determinante”.

Il rapporto con la presidente Lucia Pennisi e il suo compito. Quali difficoltà o quali soddisfazioni potrà avere in prospettiva?

“La presidente Luce Pennisi con coraggio ha intrapreso un percorso etico e salutistico evolutivo per se stessa e per gli altri. Ho avuto l’onore di aver introdotto Luce ad alcuni dei princìpi base dello stile di vita vegano. Quindi la seguo con ammirazione e orgoglio! Le difficoltà ci sono ma ormai l’onda della consapevolezza globale è stata generata e le risposte positive non mancano e – superando con determinazione i momenti di stasi o di difficoltà – le soddisfazioni arriveranno in modo sempre più tangibile”.

Coscienza animalista, progressi e prospettive.

“Come accennavo, l’onda della consapevolezza globale è stata generata. Sempre più persone non considerano più l’animale come cibo. Il grande problema dell’inquinamento globale generato dagli allevamenti intensivi, la crudeltà estrema del modo in cui sono trattate le povere creature, la quantità di farmaci tossici loro somministrati, sono ormai elementi conosciuti da una grande parte della popolazione. La fame del mondo non si supera allevando animali ma ritornando alla terra. Il risveglio è in crescita”.

Alimentazione, i suoi consigli a chi vuole cambiare stile?

“La scelta vegan riguarda l’intero stile di vita proprio perché ha come radici la coscienza animalista, la compassione, la salvaguardia dell’ambiente, il ben-essere degli umani terrestri. Considerando in particolare l’aspetto che riguarda il ben-essere, una volta presa la decisione, é necessario informarsi e/o farsi seguire da persone competenti per non incorrere in carenze. È altrettanto vero che anche una alimentazione onnivora porta a carenze. Basta entrare negli ospedali per rendersene conto. Soprattutto nei reparti pediatrici. Che tristezza”.

I consigli di Myra per alimentarsi con equilibrio?

“E’ mia norma suggerire di ‘aggiungere’ prima di ‘eliminare’ alcuni alimenti”.
1) Innanzi tutto idratarsi a sufficienza bevendo circa un litro e mezzo di acqua (quantità da aumentare in caso di attività fisiche/sportive e abbondante sudorazione) distribuendo la quantità d’acqua durante la giornata e lontana dai pasti: bere fino a circa 20 min prima del pasto e due ore dopo.

2) Introdurre a inizio pasto (sia pranzo che cena) una porzione abbondante di vegetali crudi: da una semplice insalata ad un più elaborato piatto Raw Gourmet. Le verdure crude e le erbe soprattutto se biologiche o coltivate senza prodotti chimici, sono la vera fonte di approvvigionamento di enzimi, vitamine, minerali, oligoelementi, proteine, carboidrati e grassi utili. Sono un prodotto della fotosintesi e contengono tutti gli elementi: la luce, la terra, l’acqua, l’aria.

3) Consumare la frutta (un solo tipo per volta) lontano dai pasti a metà mattina e metà pomeriggio come spuntino

4) Consumare i cereali a pranzo per dare energia ai muscoli, al cervello, al cuore. Inutile e anzi controproducente mangiare i carboidrati a cena quando siamo a riposo

5) Le proteine (intendo proteine vegetali) sono utili a costruire i ‘mattoncini’ delle cellule. Va bene consumarle a cena. Cenare entro le ore 20 per dare il tempo all’apparato digerente di completare il suo lavoro e lasciare che gli organi della depurazione compiano il loro senza interferenze

6) Masticare. Questa pratica è fondamentale per mantenere uno stato di salute soddisfacente

Questi sono semplici e generici suggerimenti che possono già condurre a dei risultati considerevoli. Sperimentate e provate a sentire la differenza!

Un’ultima considerazione. Il termine vegan ormai significa tutto e niente. In riferimento all’alimentazione, nel mondo anglosassone è invalsa la nuova definizione “WHOLE FOOD PLANT BASED ”, WFPB, cioè “CIBO BASATO SU PRODOTTI VEGETALI INTEGRALI”. Suggerisco di adottare questa nuova definizione”.

Giovanni Finocchiaro

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