Riccardo Laganà, un antispecista nel Cda RAI ”Più spazio in tv per ricerca ed etica”

La Rai deve tornare a dare spazio all'autorevolezza del pensiero critico

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Riccardo Laganà è il primo consigliere del Cda della Rai eletto direttamente dai dipendenti. Una novità che ha fatto scalpore negli ambienti, non solo a viale Mazzini. Perchè la sua presenza ha un po’ sorpreso e ovviamente creato invidie da una parte e aspettative positive dall’altro.

Laganà è vegano da quattro anni, sta educando il figlioletto di pochi mesi a seguire lo stesso percorso. Antispecista e combattente puro, si racconta a Vegsicilia spaziando dalle esperienze professionali alla vita di tutti i giorni.

Immaginiamo come vada orgoglioso di questo risultato che in termini di numeri vuol dire quasi 2 mila attestati di fiducia.

“Sono stati voti frutto di un impegno che dura da sette anni, ho creato insieme con altri colleghi di viaggio e grazie ai cittadini che credono nel ruolo del servizio pubblico, il gruppo “IndignaRai”, che tende a farsi da garante dando voce a cittadini e dipendenti. Il lavoro fuori dall’azienda e presso le istituzioni, ha creato speranza. A volte alla Rai la speranza è venuta meno perchè non si sentono parte di un progetto. Ci sono società esterne che fanno il lavoro al posto nostro. Abbiamo portato avanti battaglie che hanno creato un po’ di fiducia in più. La mia candidatura è stato osteggiata da molti enti importanti, la vittoria è stata significativa e spero di fare un bel lavoro per i lavoratori e i cittadini”.

Il suo impegno a difesa degli animali. La sua dichiarazione sulla voglia di avere più spazio in tv per ricerca ed etica è stata riportata dal Sole 24 ore suscitando clamore.

“Il discorso va esteso all’ambiente. Durante la discussione del contratto di servizio che impegna la Rai a fare altri dieci anni di servizio pubblico, con la nostra associazione abbiamo analizzato il testo. Ed è stato inserita la parola ambiente, inteso come difesa del territorio, della salute dell’uomo e degli animali”.

E’ stata una grande battaglia vinta.

“Partendo da questo risultato, aumenteremo la consapevolezza e il pluralismo. Se fai una trasmissione in cui si parla di alimentazione vegana, spettacolarizzando con l’esperto nutrizionista e il dottore famoso che ti dicono effetti e problemi e dall’altro lato non c’è un contraddittorio, a casa il cittadino, il consumatore, viene condizionato. Bisogna cambiare l’approccio, ci sia più equilibrio nei dibattiti sugli allevamenti intensivi, sugli effetti degli antibiotici. La Rai deve tornare a dare spazio all’autorevolezza del pensiero critico”.

In televisione la sperimentazione sugli animali è un discorso tabù.

“Ne parlò la Gabanelli nel 2004 mi pare, poi nulla di altro. Abbiamo scritto una lettera accompagnata da 43 mila firme per ottenere informazione seria dietro la sperimentazione animale. Se la ricerca è finanziata bene e per progetti seri serve a sensibilizzare e a informare.

A 43 anni lei ha già vissuto oltre 20 anni di lavoro in Rai. Ci racconta le esperienze più gratificanti?

“Quando mi sento parte del progetto e se si respira servizio pubblico sono gratificato. Io ultimamente collaboro a trasmissioni di servizio pubblico, lavoro nello studio in cui si realizzano “Chi l’ha visto?”, “Report”, “Presa diretta”. Sono programmi di servizio pubblico. Mi ha lasciato qualcosa dentro, per esempio, l’ultima trasmissione di Frizzi sui Beatles, raccontava in forma di show le passioni dei Beatles e la loro storia. Si parla poco della musica del passato, abbiamo una storia immensa da raccontare e invece spesso ci leghiamo ai cantanti che durano un’estate e basta”.

Il mondo animalista viene spesso visto come un cerchio chiuso. Ma sono pregiudizi?

“Spesso si tiene lontano un movimento di pensiero scomodo. In Italia si creano schieramenti come nel calcio; si tifa per l’uno e contro l’altro. C’è un percorso etico nel nostro movimento che ha fondamenti seri e non certo improvvisati. Bisogna vedere come si racconta la vita di un movimento. Servono testimonianze reali e non pilotate”.

Il suo rapporto con il cibo e con la scelta veg.

“Sono antispecista, tutti gli animali sono uguali e hanno parità di diritti, provano dolore, il nostro scopo più alto è non provocare sofferenze. Quanto meno limitarla il più possibile. Ci tengo a dire che la Rai deve creare consapevolezza ed educare le generazioni future per il rispetto del prossimo, dell’ambiente. Spero che tutto questo venga realizzato nelle scuole. Sono vegano da quattro anni per scelta e per rispetto verso il prossimo”.

In Sicilia è mai stato? Sa quale è la realtà animalista e quella dei vegani? Cosa serve per sviluppare una coscienza civile in questo senso?

“In Sicilia sono stato prima di svegliarmi e diventare vegano. Conosco la realtà animalista. Purtroppo a Sciacca per uno spettacolo sono stati avvelenati i cani, una cosa atroce. C’è una mancanza di cultura. Bisogna lavorare molto per fare prendere coscienza alla gente. Ho visitato Trapani, Selinunte: splendidi paesaggi in cui vorrei tornare presto”.

Vegano lei e anche suo figlio.

“Ho un bimbo di 16 mesi; d’accordo con la mia compagna lo cresciamo seguendo un percorso vegano e sotto il normale controllo medico. No alle merendine, si al modo di nutrirsi naturalmente”.

Giovanni Finocchiaro
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