Umberto Anastasi “Occorre preferire il cibo ‘di prossimità’, stabilendo un rapporto di fiducia con i produttori”

Docente del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A), dell'Università di Catania sarà uno dei relatori del convegno medico ad ExpoCook 2019

Il prof. Umberto Anastasi, docente del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A), dell’Università di Catania sarà uno dei relatori del convegno medico sul tema “Le nuove frontiere dell’alimentazione e della cucina vegetale” in programma a Palermo.

Il suo punto di vista di esperto è una conferma ulteriore di quanto sia importante l’alimentazione biologica e vegetale per salvaguardare la nostra salute e l’ambiente.

Professore Anastasi, in Sicilia che cosa si fa per incrementare la sostenibilità ambientale? Soprattutto che cosa non si fa?

“La nostra è una regione tra le più importanti se si considera la produzione biologica e biodinamica. L’agricoltura biologica è in costante aumento, ma esiste ancora una larga fetta di agricoltori che producono senza garantire al consumatore una sufficiente sicurezza igienico – sanitaria dei prodotti. In agricoltura convenzionale si continuano ad utilizzare in modo non oculato fertilizzanti di sintesi e fitofarmaci per la nutrizione e la difesa delle colture. I residui di questi agrofarmaci negli alimenti rispettano le soglie stabilite per legge, ma è ugualmente rischioso per la salute”.

Il mix di fitofarmaci ha un effetto devastante sull’uomo?

“Al di là del limite consentito per ogni sostanza, c’è un effetto ‘miscela’ e accumulo dei fitofarmaci, le cui conseguenze non sono ancora ben conosciute, ma che nel tempo possono causare seri danni sia alla salute dell’uomo che all’ambiente. Ad oggi l’effetto del mix di fitofarmaci non è oggetto di studi importanti e frequenti, di conseguenza non è semplice associare una malattia degenerativa a quello che è stato un comportamento inconsapevole del consumatore e un eccessivo uso di prodotti non idonei dal punto di vista igienico”.

La sua esperienza e la sua competenza le permettono di conoscere la produzione di un prodotto a fondo, in tal senso, come si fa a evitare le truffe o i cibi scadenti?

“Occorre fare scelte precise, evitare di comprare cibi per strada perché non se ne conosce la provenienza, oltre che ci si espone anche al rischio di sovraccarico di sostanze inquinanti che sono presenti nell’aria, nocive per la nostra salute: pensiamo, per esempio, ai gas di scarico delle
autovetture… Sopratutto la verdura a foglia, ma anche la frutta a buccia sottile assorbono tali inquinanti e poi è il consumatore a farne le spese”.

Meglio fidarsi della tracciabilità dei prodotti?

“La certezza della tracciabilità c’è ed è parte di un complesso sistema di certificazione, dobbiamo fidarci di questo percorso documentato perché, comunque, fornisce una maggiore garanzia”.

I prodotti chilometro zero sono una moda o una realtà?

“Al di là del termine km 0, il cui significato può essere fuorviante, occorre preferire il cibo ‘di prossimità’, stabilendo un rapporto di fiducia con i produttori, andando direttamente ad acquistare nelle aziende e nelle associazioni che, attraverso un rapporto fiduciario diretto, garantiscono maggiori certezze, verificabili, sulla salubrità e la qualità in generale dei prodotti. … Si può scegliere questa soluzione, costruendo un rapporto con i produttori e mantenendolo nel tempo”.

La Sicilia resta sempre una terra di grandi risorse, spesso inutilizzate o usate male.

“Ci sono piccoli produttori che guardano alla qualità, ma questi prodotti spesso rimangono di nicchia e la maggior parte sono esportati fuori dalla Sicilia. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: una larga comunità di agricoltori che non vuole transitare verso un’agricoltura “pulita” e rimane convenzionale, che ha delle evidenti problematiche. Un altro grosso problema in Sicilia è l’esistenza di una notevole quantità di suoli non coltivati. L’abbandono è legato il più delle volte ad aspetti economici. Se io fornisco prodotti a chi non li paga adeguatamente, i costi di produzione diventano impossibili da sostenere”.

Quali sono secondo lei i rimedi possibili per migliorare il sistema agricolo e in generale il sistema di produzione del cibo?

“Bisogna cambiare la politica comunitaria, in particolare le “scelte di palazzo”. Ci sono proposte di legge che mirano a valorizzare l’agricoltura biologica. Tuttavia, nella realtà si fa un passo in avanti e due indietro. Si dovrebbero mettere al bando alcuni prodotti fitosanitari, la Francia e altri paesi U.E. lo hanno fatto e noi no. Restiamo in una zona grigia. Un altro aspetto che non viene preso in considerazione è il consumo di suolo agricolo, attraverso diversi fenomeni di degrado (erosione, perdita di sostanza organica,…) e cambio di destinazione d’uso. In Senato giace da tempo una
legge sul consumo del suolo che non è stata approvata nonostante il Si della Camera”.

Palermo Expo Cook, un momento importante per divulgare alcuni concetti su cibo e ambiente. E lei sarà uno dei relatori.

“L’argomento che tratterò riguarda la relazione cibo-ambiente, il ruolo che riveste l’agricoltura nel fornire alimenti che devono essere sani, alimenti equilibrati da un punto di vista nutrizionale. Mi soffermerò sull’approccio corretto alla fruizione degli alimenti. Credo che quando si parla di cibo non
sia corretto concentrarsi su singoli o particolari nutrienti, ma sul ruolo che riveste la complessità dell’alimento. Oggi invece siamo tutti portati, con le informazioni scorrette che ci vengono fornite dai media, a considerare solo la ricchezza di particolari nutrienti presenti negli alimenti, senza tenere conto dell’effetto ‘matrice’, ovvero il ruolo dell’interazione tra nutrienti che fa dell’intero più della somma delle singole parti ”.

La sua idea di alimentazione vegetale, qual è e cosa significa per lei.

“Ha un’importanza fondamentale. Oggi ad esempio anche in ambienti qualificati si continua ad affermare che le proteine animali sono indispensabili perché di alto valore biologico, mentre è scientificamente accertato che il mondo vegetale può offrire un ‘pattern’ proteico completo ed
equilibrato, purché si sappiano combinare correttamente gli alimenti. Sotto questo profilo, cereali e legumi sono complementari. Oggi sarebbe opportuno e quasi indispensabile indirizzarsi verso l’alimentazione vegetale o prevalentemente vegetale, che sono in grado di soddisfare pienamente le
esigenze nutrizionali svolgendo un ruolo protettivo nei confronti delle principali patologie cronico-degenerative (diabete tipo 2, alterazioni cardio-vascolari, carcinomi)”.

Il rapporto con Veg Sicilia e il ruolo che ha nel mondo di informazione e alimentazione vegetale.

“Il mio è stato un incontro casuale, ma positivo. Ho conosciuto Lucia (Luce) Pennisi tramite un mio collega, il prof. Paolo Guarnaccia. Da tempo avevo cominciato un percorso personale di avvicinamento ad un’alimentazione più vicina a quella vegetale, anche per motivi etici. Sono un vegetariano che va verso il veganismo. E a Catania, città “carnista” per eccellenza, capitale dell’arrusti e mangia, l’iniziativa di Veg Sicilia, di cui sono socio, è particolarmente coraggiosa. Il lavoro del team Veg Sicilia è costante e
determinato, e io lo osservo con grande fiducia e ammirazione. E’ necessario transitare verso un’alimentazione vegetale. Capisco che è difficile imporsi a Catania, ma va dato atto delle iniziative e degli ideali che i miei amici di Veg Sicilia portano avanti”.

Giovanni Finocchiaro

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