Veg Sicilia incontra Daniela Poggi ”Sapere che la mia alimentazione non è frutto di morte è una gioia”

La Poggi è vegana da anni e la sua scelta affonda le origini nella sua infanzia.

L’attrice è un’icona che ha stregato generazioni di italiani per l’intensità delle interpretazioni a teatro al fianco dei migliori attori (da Walter Chiari, Gino Bramieri e Arnoldo Foà in poi), al cinema e alla tv per la varietà dei ruoli che riesce a impersonare. Daniela Poggi è una delle donne che ha scritto la storia dello spettacolo e che oggi è sempre più impegnata in ruoli ardui e scelti con estrema cura e con razionalità. Vita vissuta e trasferita in scena con tratti molto commoventi come quando ha raccontato la malattia della madre, malata di Alzheimer.

Incontriamo la Daniela privata, impegnata in prima linea per la tutela degli animali, di cui è una sorta di paladina che, se necessario, si scontra contro i giudizi superficiali della società di oggi. La Poggi è vegana e non certo per moda. La sua è una scelta che affonda le origini nella sua infanzia e la racconta in esclusiva a Veg Sicilia.

Signora Poggi, com’è nata la scelta di alimentarsi con cibi vegetali?

“La decisione risale a quando, ragazzina, avevo 17 anni. Ho cominciato a capire il significato della morte degli animali. Papà era cacciatore e sono cresciuta con la selvaggina in tavola. Pensate, mio padre era stato campione italiano di tiro al piccione, quando purtroppo esistevano manifestazioni del genere. Era, credo, il 1972. Queste esperienze hanno creato in me un rifiuto totale, non volevo cibarmi di carni animali. Ho cominciato a fare una lotta con mio padre, poi l’ho lasciato libero di decidere”.

Ma non si è fatta condizionare.

“Mi sono accorta, al di là di tutto, che non potevo portare pellicce, non potevo mangiare carne che avesse un sangue rosso. Non ho mangiato conigli, selvaggina, ho lasciato perdere anche carne bianca, le uova, formaggio pesce”.

Presa di coscienza precoce.

“Ma anche molto ponderata e approfondita. Ho sempre avuto cani in casa. In più ho sviluppato sempre di più una passione per il mondo animale, per l’ambiente. Forse è dovuto alla mia origine ligure, al mare. Quando ero in fasce ero un pesciolino nell’acqua. L’anima ha fatto parte della mia vita e io ho fatto parte del mondo animale”.

Ci sono immagini dell’infanzia che rimangono sempre in mente e che segnano il percorso di una persona.

“Un giorno ero a Firenze e cucinavano la bistecca fiorentina. Sono rimasta scioccata, era lo stesso rosso sangue che abbiamo noi. Sono stata sempre più consapevole di quel che mi accadeva intorno. Mi sono fatta seguire, a proposito dell’alimentazione, da bravi nutrizionisti. Chi cresce seguendo una corretta alimentazione vegana può effettuare un certo percorso, chi cambia e passa dall’onnivoro al vegano deve prestare attenzione”.

 Vede, signora Poggi, ancora molto scetticismo?

“Sta cambiando la mentalità, i media hanno cominciato a parlare anche nella giusta maniera; sono emersi i discorsi nei talk, la gente è più consapevole, e non butta giù qualunque cosa. La viralità dei social incide. I video che testimoniano il trattamento degli animali negli allevamenti intensivi portano l’utente a porsi dei dubbi importanti”.

Immaginiamo amici e conoscenti a tavola con lei che sceglie di alimenarsi nel modo… giusto.


“Prima dicevano che sceglievo per moda. Mi arrabbiavo e discutevo, ben presto i miei amici si sono accorti che non è una moda. Adesso andare a cena con gli amici è più difficile. Risultato? O non mi coinvolgono perchè non c’è cibo vegan, oppure organizzano rispettando anche le mie abitudini”.

daniela poggi
Daniela Poggi e la sua raccolta di elefanti
Il suo amore per gli animali nasce dal fatto che adora gli elefanti, ha una collezione di 200 statuette, ma chiede di non comprare nulla che sia d’avorio per salvaguardare le specie. Il simbolo di Catania è l’elefante. Ecco, dunque, una coincidenza che farà piacere ai nostri lettori.

“L’elefante ha sempre fatto parte della mia vita. Da piccola ero innamorata di Dumbo che rappresentava davvero l’elefantino volante sul quale potevo spostare e far viaggiare la fantasia. Grandi orecchie, le zanne. Grossezza, dolcezza, delicatezza. Ho sempre amato Dumbo per le forme. Poi ho approfondito e ho capito la straordinaria profondità dell’anima degli animali che sono attenti al branco e hanno un rapporto particolare”.

 

Un amore intenso, portato anche in scena con uno splendido monologo.

“Ma lo sa che gli elefanti, quando uno del branco muore, viene ricoperto di frasche. No, non vengono lasciati scoperti. C’è una sensibilità fuori dal comune, c’è un rispetto della vita e della morte che ha dell’incredibile. Non attaccano se non vengono attaccati. Nessuna violenza, nessuna rabbia. Su Catania ho molto da dire”.

Siamo pronti ad ascoltare e a leggere.

“Catania, lo so benissimo ci mancherebbe, è la città dell’elefante. Ho avuto un legame di tanti anni e molto forte con una persona, è stata la storia più importante della mia vita. Catania è nel mio cuore. Ho molti amici, cito per esempio Gabriella Saitta che ha aperto una scuola di recitazione. Nella vostra città, sono stata spesso per proporre gli spettacoli, ho presentato sfilate. L’elefante in piazza, simbolo di Catania, è un altro elemento che mi lega e che va oltre il tempo”.

Il suo sport preferito è la corsa. Spesso fa lunghe camminate sui percorsi naturalistici.

“Ogni giorno cerco di ritagliarmi spazio, non mi sposto molto fuori Roma per rilassarmi. Dal ‘79 vivo nella Capitale e sono sempre andata a correre a villa Ada; ho sempre con me le scarpe adatte. Resto una sportiva, se ho un’oretta libera faccio attività. Il rapporto con la natura? E’ importante.

Il suo rapporto con la Sicilia sia professionale che personale. Ha vissuto molte esperienze positive nella nostra isola.

“Come non citare Taormina: per tre anni ho presentato il festival del Cinema e rimanevo lì per settimane a provare e a sistemare ogni dettaglio. Amo Naxos, amo Marsala. Qui un amico gestisce un teatro e quando posso portare un monologo corro. Agrigento ha agriturismi straordinari. Palermo è affascinante. Conosco pure altre località della Sicilia: ricordo che nell’85 ho fatto 50 serate recitando e ballando; sono scesa in camper con Jocelyn a Gela, Caltanissetta, al Bosco di Ficuzza, a Sciacca. La Sicilia, a parte la Liguria che è la mia terra, è il posto in cui ho vissuto maggiormente da adulta”.

Il suo impegno per Lav e Unicef, ci racconti la sua esperienza.

“Mi hanno scelta come ambasciatrice Unicef nel 2001. Ho partecipato a  due missioni in Sierra Leone,nel 2002 e nel 2005. Ho lanciato una raccolta fondi per la costruzione di un reparto di maternità ed è stata esperienza straordinaria. Se si va in posti del genere si affronta visivamente una realtà drammatica. La gente continua a essere sfruttata dall’Occidente. Il nostro paese esporta armi e noi ci indigniamo se il nero approda in Italia in cerca di serenità e di pace. Quella dell’Unicef è una nomina che tengo stretta a me con affetto, con il cuore”.

La Lav?

“Il rapporto nasce dalla mia esperienza. E’ stata una logica conseguenza delle mie azioni e mi hanno chiamata, sono sempre al fianco degli animali e di chi si batte per la loro tutela”.

Torniamo alla scelta vegana, che benefici ha portato nel suo corpo e nella mente?

“Sto bene fisicamente, ma sto bene soprattutto con il cuore. Sapere che la mia alimentazione non è frutto di morte è una gioia”.

 

 

Giovanni Finocchiaro

 

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