Calo del consumo di carne per il Covid19 ma gli animali vengono uccisi lo stesso

Gli animali allevati sono troppi e quindi verranno uccisi e poi gettati via

Anche dopo le grandi abbuffate in famiglia, per via delle restrizioni del Coronavirus, torna ciclicamente il dato sul calo dei consumi di carne. Lo aveva ribadito, già nel 2016 l’Organizzazione mondiale della Sanità sottolineando la sempre più certa cancerogenicità della carne rossa e la sicura cancerogenicità degli insaccati (come i salumi, per esempio) e nel nostro Paese c’è stato un calo di consumi. Le famiglie, anche per le limitate disponibilità economiche ne ha acquistato in minor quantità. Secondo i dati diffusi nel 2019 il consumo di carni avicole, invece,  è aumentato del 10 per cento.

Emerge anche una certa consapevolezza sulle condizioni di vita degli animali negli allenamenti intensivi.

C’è una presa di coscienza diversa rispetto a dieci anni fa e la rinuncia al consumo sfrenato senza sosta. A contribuire a questi dati l’inchiesta diffusa dall’associazione “Essere Animali” che ha analizzato i numeri sulla macellazione e sul consumo di carni, latte, formaggi e uova nel decennio che va dal 2009 al 2019. Nel rapporto diffuso recentemente viene confermato come le famiglie abbiano modificato il modo di fare la spesa e le abitudini di consumo alimentare.

Il consumo di carne è calato quasi del 10 per cento, tanto è vero che anche l’importazione di carne all’estero è anche diminuita.

I polli invece, ahimè,  sono maggiormente richiesti. I numeri sono alti: 510 milioni nel 2019 di animali con un incremento dell’11 per cento. Diminuiscono i consumi di carne di maiale, aumentano i consumi di pollo e di pesce. Nel 2017 la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ha stimato un consumo globale di pesce di 153 milioni di tonnellate: 67 milioni di tonnellate sono i consumi di pesce fresco o refrigerato, 44 milioni di tonnellate quello surgelato e 19 milioni per quello conservato, con oltre 20 kg annui di consumo pro capite. Una crescita del 50 per cento rispetto a sette anni prima. Stiamo parlando di pesce pescato e allevato.

 Altroconsumo  ha anche portato a termine un’inchiesta che si basa sull’analisi di campioni di carne consumati ed è emerso che oltre il 60 per cento hanno tracce di batteri che resistono agli antibiotici. E, poi, allarma il dato secondo cui il 70 per cento degli antibiotici venduti in Italia sia destinato agli allevamenti.

Per gli animalisti è importante aver letto come sia drasticamente calato il consumo di carne di agnello. Negli ultimi anni i dati sono addirittura inferiori del 50 per cento. Si macellano meno agnelli, insomma, oltre due milioni in meno. Ed è calato pure il numero dei conigli macellati (-30 per cento). Negli anni i conigli sono diventati animali domestici, e questo ha contribuito alla riduzione del consumo. A discapito delle tradizioni che sono radicate in molte città, prima tra tutte Catania, è diminuito anche il consumo di carne equina. In Italia ci si attesta a un calo pari al 70 per cento, con oltre 45 mila cavalli che non sono stati più abbattuti, con un’importazione all’estero di carne che è decisamente diminuita.

 

Crollato anche il consumo di latte. Rispetto a 10 anni fa ogni italiano ne bene circa 8 litri in meno e al contrario è cresciuto molto il consumo di bevande vegetali (lo abbiamo riportato in un altro servizio che potete leggere sul nostro sito) che sono più digeribili e da tempo sono più diffusi sugli scaffali dei supermercati.

 

 

Oggi si è più attenti alla salute e onore al merito delle associazioni animaliste, che grazie al loro lavoro e il loro attivismo vi è stata una maggiore informazione e sensibilizzazione, rispetto alle atrocità che subiscono ogni giorno, mese, anno gli animali. Cambiare si può e aiuta a salvare il pianeta e tutti gli esseri viventi.

Giovanni Finocchiaro 

Commenti